Pannelli solari plug & play, primo gradino del fotovoltaico

 

Prima di mettersi in sella ad una motocicletta da 200 cavalli è bene imparare le tecniche di guida con qualcosa di meno potente. Lo stesso potrebbe dirsi della nuova generazione di pannelli solari plug & play (letteralmente «collega e usa») propedeutici all’accesso verso prodotti più completi e produttivi o alternativi alla mancanza di impianti centralizzati condominiali.

Ci addentriamo in un minato campo in cui la tecnica ha risposte ben precise e specialistiche. Limitiamoci alla descrizione di due famiglie plug & play: quelli a presa da collegare all’impianto domestico e quelli «liberi», utili per case isolate non dotate di impianto elettrico oppure adatti a camper o applicazioni nautiche, sapendo che i costi partono da poco più di 250 euro (ma facilmente si raddoppia), con installazione «fai da te».

Sinora una miriade di regole hanno limitato l’installazione di mini-impianti. Adesso Arera, l’ente regolatore, ha semplificato le procedure riducendole ad una comunicazione unica da inviare direttamente al proprio distributore senza alcun corrispettivo da versare. Oltre alle caratteristiche richieste per la «tenuta» del balcone (esistono anche kit per ovviare al problema) è necessaria una presa elettrica «dedicata e visivamente identificabile» rispetto alle altre prese dell’impianto elettrico (qualora l’installatore qualificato lo abbia previsto in partenza dal quadro di distribuzione, oppure lo si dovrà ovviamente realizzare). Serve poi una comunicazione preventiva al condominio (l’unico ostacolo è l’eventuale incompatibilità con il decoro urbano). Infine, è anche possibile accedere al bonus fiscale del 50 per cento.

Non si deve pensare che tali impianti siano sostitutivi di quelli più strutturati. Le regole, infatti, prevedono una potenza ridotta fino ad un massimo di 350 W, il che equivale a circa 3/400 kWh per anno contro il fabbisogno medio di una famiglia calcolato in circa 3mila kWh/annui. Ma nel caso di impossibilità a far di meglio sono utili. Negli impianti che necessitano di progetto e altre autorizzazioni la capacità produttiva è tale da eccedere le esigenze domestiche e da cedere così al distributore.

Come spiega Michele Torri di Torri Solare: «Il nostro pacchetto ordini è composto all’80% da pannelli fotovoltaici, il rimanente da kit pronti per l’installazione da eseguire però con il supporto di un tecnico-elettricista. Dai pannelli plug & play non si può pretendere un rientro economico davvero vantaggioso». Come detto sono uno strumento di compromesso.

Qui entrano in campo altre tipologie di pannelli «portabili», adatti a baite difficilmente raggiungibili, sui camper o nel settore nautico. Abbiamo, ad esempio, trovato un impianto a meno di 800 euro che comprende pannello, regolatore di carica, batterie, connettore alla rete ed inverter. Le schede tecniche disponibili online ci aiutano a capire che l’inverter è un apparecchio dedicato ad alzare la tensione in uscita, a 12 Volt, per portarla a 220-230 Volt come quella che utilizziamo quotidianamente nei comuni impianti domestici: converte la corrente continua, in uscita da pannelli e batterie, in alternata, compatibile con la comune corrente di rete. Così anche alla baita più inaccessibile si può aggiungere qualche comfort in più: dalla semplice ricarica di uno smartphone, al televisore, alle lampadine per le ore notturne.

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